Compagnia Siciliana 1921

Il Syrah

Lo Syrah o il Sirah è uno dei vitigni cosiddetti “internazionali” ma le  sue origini sono controverse, sebbene siano tutti abbastanza concordi che arrivi dalle zone dell’antica Persia, l’attuale Iran, presso la città di Shiraz  da cui il nome.

Una leggenda narra che derivi invece da Syracousai (Siracusa (città antica)), allorquando l’allora imperatore romano Marco Aurelio Probo (III secolo), legato ai territori della Siria (provincia romana) e del rilancio della coltivazione della vite, volle importare dei vitigni locali direttamente dall’Egitto (si narra che fosse il vino preferito da Cleopatra) fino alle Gallie, ma il vitigno fu invece piantato lungo il tragitto, appunto presso la città siciliana. Alcuni sostengono sia arrivato dall’Albania, essendoci alcune affinità genetiche con il viitgno locale Shesh, o ancora altre analisi del DNA hanno indicato anche affinità con i vitigni del Trentino-Alto Adige Teroldego e Lagrein

In Francia è diffuso soprattutto nella Valle del Rodano, nella Côte Rotie, nel Châteauneuf-du-Pape, nell’Ardèche e nell’Hermitage. Nel nuovo mondo si esprime al meglio soprattutto nelle regioni vinicole più calde, come l’Australia, il Sud-Africa e la California.

In tempi più recenti esso si è diffuso soprattutto nel  centro e sud d’Italia. Le prime testimonianze dello Syrah in Italia risalgono al 1800, grazie al mantovano Acerbi, uno dei più importanti ampelografi italiani e a fine ottocento lo Syrah era presente su quasi tutte le tavole italiane , anche se la sua maggiore diffusione era in Toscana, dove veniva usato soprattutto per migliorare il Chianti. I migliori Syrah di Toscana si ispirano alla Côte du Rhône, ricchi di note fruttate di ribes nero, mora e prugna, con a volte toni fumè su di un fondo speziato e misurata tannicità. La coltivazione dello Syrah appare più problematica di quella di altri vitigni francesi, a causa della sua sensibilità allo stress idrico, della tendenza alla surmaturazione e del notevole peggioramento nella qualità del vino se le rese sono troppo elevate. Sul mercato è in genere di buona piacevolezza organolettica.